dolceacqua

A Dolceacqua, con Monet e leggende popolari

Un biglietto da visita più poetico di questo non poteva esserci per gustare al meglio il paesino di Dolceacqua, nell’entroterra di Camporosso, a pochi chilometri da Bordighera. Troviamo infatti Claude Monet che in barchetta sul torrente Nervia  dipinge il vecchio ponte e il castello dei Doria. Non male come primo impatto per visitare il paese. Per attirare turisti si inventa qualsiasi cosa, anche se questa macchietta da cartolina non è poi così malvagia, anzi introduce il visitatore nella bellezza del borgo per poi scoprire tante storie strane e interessanti, personaggi grandi e piccoli, e non pochi dettagli che solitamente sfuggono al turista. E di turisti nella bella e romantica Dolceacqua ce ne sono moltissimi, centinaia di migliaia ogni anno, stranieri per l’80%, in un borgo che ha poco più di 2000 residenti. Vediamo alcuni di questi particolari che poi tanto dettagli non sono ma fanno la storia di Dolceacqua e spesso vengono ignorati. Per esempio, la madre di Andrea Doria, il grande ammiraglio genovese (1466-1560), comandante della Marina genovese, era di Dolceacqua. Si chiamava Caracosa Doria, dei Doria di Dolceacqua, e per questo motivo Andrea Doria viene considerato “un figlio di Dolceacqua” per parte di madre. Prima di essere integrata nei territori dei Savoia e poi nel Regno d’Italia, Dolceacqua non fu solo un paesino come lo vediamo oggi ma un piccolo Stato. Appartenne ai Doria per secoli e da metà del Seicento divenne un marchesato sotto i Savoia. Nelle viuzze del borgo si trovano infatti tracce dei rapporti intercorsi sia con Genova che con i Savoia. Accanto al ponte medievale c’è anche un affresco dedicato ad Andrea Doria, opera di Raimondo “Barbadirame”, artista dolceacquino (1923-2010), pittore e scultore, amico di Picasso. Tra l’altro, Claude Monet non venne a Dolceacqua per caso, era già stato in Riviera nel 1883 insieme a Renoir e vi tornò l’anno successivo e si spinse fino a Dolceacqua dove realizzò quattro dipinti legati al paese, immortalando il ponte e il castello dei Doria. Alcuni anni fa, dopo 135 anni, tre opere di Monet sono tornate a Dolceacqua e a Bordighera per una mostra. Il castello dei Doria subì varie trasformazioni e nei secoli fu ingrandito fino a diventare una residenza signorile fortificata. A metà Settecento fu parzialmente distrutto dalle artiglieri franco-spagnole durante la guerra di successione austriaca e a fine Ottocento arrivò anche il terremoto. Il celebre ponte vecchio, che Monet definì “un gioiello di leggerezza”, viene comunemente chiamato ponte romano o romanico ma in realtà fu costruito nel Quattrocento, è un ponte medievale e “romanico” indica lo stile architettonico e non l’epoca romana. Infine. un accenno alla famosa “michetta” di Dolceacqua, il pandolce locale che si trova anche nei bar e nasconde una storia molto meno dolce. È legata alla leggenda popolare di Lucrezia, una giovane protagonista di una tragica storia che sarebbe collegata al fantasma che appare tra i ruderi del castello e che avrebbe dato origine alla tradizione della michetta alla quale è stata dedicata perfino una festa, il 16 agosto, con canti e balli per le vie del borgo. Insomma, si inizia con un romantico Monet in barchetta e si finisce con una dolce leggenda nera. È la storia di Dolceacqua. 

Filippo Re