Addio a Giorgio Bracardi : il re del nonsense, da Scarpantibus a “Pàtroclooo!”
di Nico Colani –
Giorgio Bracardi (1933-2026) se n’è andato il 12 ottobre 2026 a 93 anni, in una casa di riposo a Fiano Romano, dove era ricoverato dalla primavera dopo una frattura del femore. Con lui scompare uno dei volti e soprattutto una delle voci più riconoscibili e amate della comicità italiana tra radio e televisione. Innovatore pure quando sembrava solo “folle”, ha lasciato un’impronta indelebile fatta di personaggi grotteschi, tormentoni indimenticabili e un umorismo surreale, anarchico e profondamente mediterraneo.
Le radici: musica, famiglia e il mondo dello spettacolo (1933 – fine anni ’50)
Nato a Roma il 3 maggio 1933 (con parto cesareo), Giorgio crebbe immerso nell’ambiente artistico. Madre Edvige, soprano; padre Glauco, tenore e tra i primi gestori del Salone Margherita (poi Bagaglino). Erano cinque fratelli, tutti educati alla musica e allo strumento: Giorgio divenne pianista. Il fratello minore Franco (scomparso nel 2005) sarebbe diventato celebre come pianista del Maurizio Costanzo Show. A sette anni, il 10 giugno 1940, assistette in Piazza Venezia all’annuncio di Mussolini dell’entrata in guerra: un’immagine che sarebbe rimasta impressa e che, anni dopo, avrebbe alimentato la satira sul gerarca Catenacci.
Dopo il militare, nel 1959 emigrò in Australia come pianista negli hotel di una compagnia aerea interna: voleva vedere il mondo e imparare l’inglese. Tornò presto a Roma per nostalgia. Lavorò come pianista e entertainer in giro per il mondo (accompagnò tra gli altri Maurice Chevalier e José Feliciano), nei locali di via Veneto, a Capri, Ischia, Terminillo e in tournée. Negli anni Sessanta compose per la RCA e partecipò più volte al Festival di Sanremo come autore. Entrò anche nel complesso dei Flippers. Era un pianista jazz di talento, con un senso del ritmo e dell’improvvisazione che sarebbe diventato il cuore della sua comicità.
La svolta: Alto Gradimento e l’esplosione del nonsense (1970-1976)
La fama arrivò nel 1970 con Alto Gradimento, la trasmissione radiofonica ideata insieme a Renzo Arbore, Gianni Boncompagni e Mario Marenco. Il programma, andato in onda per anni sette giorni su sette, rivoluzionò la radio italiana con improvvisazioni, gag e personaggi fuori da ogni schema. Bracardi ne fu uno dei pilastri creativi: in pochi giorni il centralino Rai fu sommerso di telefonate. Scarpantibus, “l’uccellaccio del Nicaragua” (o del deserto inesistente) che indossava scarponi senza lacci e rispondeva solo con versi striduli e disarticolati, divenne un fenomeno nazionale: la Rai indisse addirittura un concorso per bambini perché lo disegnassero.
La sua galleria di maschere era sterminata e tutte caratterizzate da una vena di follia, nervosismo e tic linguistici:
- Max Vinella, il giornalista petulante e invadente.
- Ermanno Catenacci, il gerarca fascista esaltato (“E giù manganellàtte!”, “In galeraaaaa!”).
- Il dottor Marsala, dirigente Rai ipocondriaco e depresso (“Salute, come va? Io… dei dolori… un cerchio alla testa…”).
- Il farmacista Onorato Spadone (“L’uomo è una bestia! E la donna? Due volte bestia!”; per il mal di testa: “Le do una purga!”).
- L’urlo misterioso “Pàtroclooo!” di un Achille in camicia da notte in cerca del compagno.
- Il ragionier Affastellati (“Perché non sei venuta? Tiiinnn!”).
- Malik Maluk, Benito Cerbottana (nostalgico della Dolce Vita), il colonnello Buttiglione e tanti altri.
La sua comicità era surreale, dadaista, basata sulla voce, sul nonsense, sulla pernacchia e sull’esasperazione dei tic. Non faceva satira politica diretta, ma smontava il potere e i luoghi comuni attraverso figure grottesche. Arbore lo ha definito “un grande innovatore, un comico naturale e istintivo”, non intellettuale ma dotatissimo. Negli anni successivi Bracardi rivendicò con forza (e con cause legali) la paternità condivisa del programma, accusando Arbore e Boncompagni di aver ridimensionato il contributo suo e di Marenco (“Alto tradimento”). Il rapporto si raffreddò, pur restando un legame di stima.
Televisione, cinema e tournée
Dalla radio alla tv: nel 1985 tornò con Arbore in Quelli della notte, dove ogni sera presentava un personaggio diverso. Partecipò a Pronto, chi gioca? (con Enrica Bonaccorti e Giancarlo Magalli), condusse Chiappala chiappala su Rai 2 (1989), fu Lucio Smentisco (finto portavoce di Berlusconi che rispondeva a colpi di pernacchie) a Striscia la notizia (1995), apparve a Stracult di Marco Giusti (2001) e nel 2008 prestò la voce a Cattivik nella serie animata. Inventò anche il professor Aurelio Marcellini, monarchico ultraconservatore del “Chettefrega?”, e spot indimenticabili come quello delle Pizzette Catarì.
Al cinema, tra gli anni ’70 e ’80, partecipò a numerose commedie (spesso di serie B ma cult): Patroclooo!… (1973, regia Mariano Laurenti), Vinella e Don Pezzotta, La portiera nuda, Avere vent’anni, Banana Joe (con Bud Spencer, 1982, regia Steno, nei panni del sergente), I carabbinieri, Mi faccia causa e altre. Fece anche spettacoli dal vivo, come lo “Spaventoso Show” al Folkstudio, pieni di nonsense e acrobazie clownesche. Non mancarono tournée musicali e serate, a volte rischiose: una volta, vestito da Catenacci davanti a un pubblico di nostalgici, rischiò grosso e scappò dalla finestra finendo nella neve.
La sfera privata e gli aneddoti
Non si sposò mai e non ebbe figli. Amava le donne e le tentazioni: “Una marea. Eleganti, profumate… Si appoggiavano al piano con un bicchiere in mano: le guardavo negli occhi, arpeggiavo, era fatta. Non faceva per me il matrimonio, troppe tentazioni. Mi innamoravo ogni volta”. Visse a lungo a Monteverde a Roma. Amici e colleghi: oltre ad Arbore, Boncompagni e Marenco, il fratello Franco, Lucio Dalla (che in tournée in Spagna gli chiedeva di imitare Scarpantibus prima di dormire), Marcello Mastroianni e Paolo Panelli (con cui gareggiava a pernacchie in serate conviviale), Andy Luotto e tanti altri. Aneddoti: John Wayne che gli chiese di suonare sette volte As Time Goes By e gli firmò i pantaloni; le pernacchie che facevano finire i figli di amici sotto il tavolo; la collaborazione con Elio e le Storie Tese. Era colto, goliardico, capace di passare dal jazz classico alle pernacchie rivolte “ai cari amici vicini e lontani”.
L’eredità
Bracardi non era un comico “serio”: era un filosofo del nonsense, un innovatore che trasformò la radio in un laboratorio di follia creativa. I suoi personaggi – Scarpantibus, Catenacci, Vinella, l’urlo di Patroclo – sono entrati nel linguaggio comune e nell’immaginario collettivo. Arbore lo ha ricordato come uomo colto “prestato al grande cazzeggio”, capace di cose mai più ripetute. Con lui se ne va un pezzo di Italia leggera, irriverente e geniale.
I funerali si sono svolti a Roma, nella chiesa di Nostra Signora di Coromoto a Monteverde. Restano le voci, i tormentoni e il sorriso di chi, ascoltandolo, ha scoperto che anche l’assurdo può essere profondamente umano.



